- Lei ha un Cancro.
Un giorno, quando i miei figli saranno grandi, felici ed indipendenti e avrò l’età giusta per, viaggerò, viaggerò molto, farò quel viaggio a Cuba che mia moglie mi ha sempre proposto e che abbiamo sempre desiderato e che non abbiamo mai fatto. Finalmente andrò a vedere quella gigantografia del Che, attaccata ad un palazzo mi pare, che ho visto solo negli sfondi su Internet. Ci sono le urgenze, non posso assentarmi, non posso, non devo, e poi, come faccio. Troppi soldi, troppo lavoro, troppo tempo, troppa organizzazione. Quando sarò in pensione. Quando avrò più tempo. Un giorno.
Un giorno andrò a raccogliere le erbe amare che ad Eleonora piacciono tanto. Mi piacerebbe cucinare tutto da me qualche volta. Un bel pranzetto. Inviterei Marco Luca Silvia e Loredana. Berremo e mangeremo. Rideremo di gusto. Berremo troppo. Ci prenderemo in giro. Rivedremo le diapositive di quando Marco e Luca erano piccoli e ne combinavano di ogni. Silvia e Loredana commenteranno ironiche e tutti rideremo come pazzi. Rideremo e forse, mentre rideremo piangeremo. Alla fine della giornata a letto io ed Eleonora commenteremo la giornata e parleremo fino ad addormentarci. Magari pregheremo.
- Lei ha un mese di vita.
Quando avrò più tempo finalmente mi alzerò quando capita. Non dovrò più sentire e non sentirò più il trillo di un marchingegno di buon ora, una pisciatina fra l’incudine del buio e il martello del rincoglionimento e via di corsa. Farò il vino da me. Terrò meglio l’orto. Zapperò la terra. Zapperò volentieri. Terrò anche le carote e i sedani. Che profumo il sedano. E’ quasi meglio annusarlo che mangiarlo. Farò dei bei regali ad Eleonora. Se li merita. Che donna. Che mamma. Che amica. Che amante. Andremo spesso in città, vedrà le vetrine dei negozi finalmente con calma senza che io l’assilli e faccia il rompiscatole, senza che la lasci sempre indietro. Passeggeremo mano nella mano, faremo colazione al bar, con brioche al cioccolato e cappuccino e poi ci fermeremo a leggere sulle panchine in Piazza Garibaldi, fra il Palazzo Ducale e il Parco Gabriele D’Annunzio. Pranzeremo al Chiosco. Ci alzeremo dal tavolo alle Quattro. Giocheremo, parleremo dei figli, parleremo dei nostri viaggi, rivedremo le fotografie all’ombra di qualche albero. Ci scalderemo nei ricordi e nel futuro, breve ma finalmente libero, possibile.
Quando avrò più tempo starò sul divano interi pomeriggi e vedrò tutte le baggianate che fanno in tv. Farò anch’io zapping. Mi addormenterò davanti alla tv. A metà pomeriggio farò merenda sul divano, magari un panino col salame, un bicchiere di Lambrusco. Andrò al cimitero dalla Mamma. Le racconterò le ultime news. Le racconterò di tutte le cose nuove e interessanti che avrò il tempo di fare. Le leggerò i passi dai libri del momento. Le pulirò ben bene la tomba, le porterò i fiori freschi. Le azalee. Farò un giretto in bicicletta fra i campi e poi andrò a casa da Eleonora. Mi prenderò il tempo per leggere i classici, ho sempre desiderato leggere Borges. Leggerò anche la Gazzetta dello Sport. Tutte le mattine. Tutta la Gazzetta. Non mi ricorderò nemmeno più di com’era quando non avevo il tempo nemmeno per pensare con la testa, con calma, presente. Sorriderò più spesso. Dicono che son più bello quando rido.
Un giorno, quando avrò più tempo, andrò al cinema un paio di volte la settimana. Non importa a vedere che film. Mi sederò sulla poltrona con la mia Coca Cola Grande e quando uscirò dal cinema penserò soltanto al film, ai dialoghi. Non penserò mai più alle scadenze, al domani, alla sveglia, ai problemi da risolvere. Penserò alle trame! Ecco, sì, le trame, le sottotrame. Che bello sarà. Non vedo l’ora. Quasi non ci credo. Quando avrò il tempo starò seduto sulle panchine di Corso Umberto I senza far niente. Senza pensare a niente. Guarderò i piccioni sbocconare. Osserverò le persone passare, magari di corsa, con negli occhi la stessa nebbia lucida che ritrovo in chi mi sta intorno, e mi ricorderò di Oggi. Un’estate al mare. Un’intera estate al mare. Ascolterò tanta musica classica. Ascolterò tutti gli album dei Led Zeppelin. Scale verso il Paradiso, discese all’Inferno. Mi comprerò anch’io uno scooterone e scorrazzerò da solo per la città come Nanni Moretti in Caro Diario. Osserverò le facciate disallineate delle case come in una non partitura jazz. Keith Jarrett e lo spazio magico fra le sue dita a palla nelle orecchie. Parlerò da solo. Urlerò da solo. Parlerò di più con Eleonora. La ascolterò di più. Forse non litigheremo per i motivi più stupidi. Forse anche lei sarà più rilassata. Tutti e due.
Quando avrò il tempo guarderò le foglie degli alberi e vedrò foglie degli alberi. Guarderò il granturco nei campi e vedrò granturco nei campi. Osserverò i passerotti sul davanzale scambiarsi cip cip. Guarderò tante serie tv. Riguarderò tutto Un medico tra gli orsi. Riderò di brutto. Ascolterò “Chris del mattino” leggere passi dai libri che annoterò e vedrò Joel e Maggie stuzzicarsi continuamente e mangiare hamburger di alce da Holling. Quasi quasi progetterò un viaggio in Alaska. Cercherò Cicely e Roslyn sulla cartina. Andrò quasi tutti i giorni in libreria. Passerò giornate in libreria. Finalmente avrò più tempo per scrivere, magari in biblioteca, la mattina. Dissoderò la riflessione. Chiederò a Francesca se mi posso portare il portatile in biblioteca. Sul tavolo di formica panna. Circondato dai libri, dalla polvere. Dall’odore di carta ingiallita. Circondato. Piacevolmente circondato. Entusiasta. Un sogno quasi. Quando avrò il tempo. Quando avrò scampo. Un giorno. Un giorno che era Prima.
Quando avevo un Giorno davvero.