PENETRAZIONI D’ARTISTA

Pubblicato su charles bukowski, conati e narrazioni personali, letteratura, musica, poesia, scrittura con i tag, , , , il Maggio 18, 2008 da williamdollace

Perché le persone senza alcun straccio di biglietto fanno la fila per assistere ad un incontro con l’Autore al Festival Letteratura? Perché l’artista è osannato dalle masse? Perché esistono donatrici di vagina pro-rockstar? Perché i reading di Bukowski erano molto frequentati? Perché si stampano le gigantografie in bianco e nero e celebri pensieri da attaccare ai muri dei vani scala delle librerie? L’artista, il Poeta, il Musicista, lo Scrittore, nell’Immaginario, è colui che possiede l’ariete con la quale (arma) sfonda teorie ritenute più che consolidate. L’artista svergina menti con l’acutezza e la profondità del suo Atto-Pensiero. L’artista plasma gli elementi alla portata di tutti, parole, strumenti, pennelli, uccello o quello che volete e li usa per stupire se stesso. Per infilare la lingua in bocca all’immortalità e cacare sulla mediocrità. L’artista penetra più a fondo di tutti. I suoi assoli fan pensare a salti nel vuoto con il paracadute di pastafrolla. A Ghiacciai di rose. Fanno nuotare in concimaie di cioccolato. L’artista raccoglie le lacrime degli esseri umani e ne fa pioggia battente. Simula l’incontro con l’ultraterreno. Fa bagnare nelle mutande. Circuisce i cavidotti cerebrali per farne autostrade di serotonina. Sgancia bordate di cui è bello soffrire.

Elemento fondamentale che alimenta le vite degli Artisti e la loro chiarezza di sguardo è la Sofferenza. L’artista si fa carico di tutta la sofferente macchina bellica degli egoismi umani e la trasforma in amore. L’artista soffre. Trasfigura. L’artista piange testardamente. L’artista spara pallottole d’argento e infila paletti di frassino in inconsapevoli ed ignari cuori pronti a mostrare di nuovo il petto.

CAROVANE DI SPENSIERATI GELATI

Pubblicato su conati e narrazioni personali, musica, scrittura con i tag, , , , , , , , , , il Maggio 16, 2008 da williamdollace

Nei giorni di festa, si scorgono ovunque carovane di gelati, chiacchiericcio disseminato e cani al guinzaglio. Poche persone che leggono. Praticamente nessuna. Biciclette si muovono sinuose nei binari delle ciclabili. Tutti attingono ossigeno dai polmoncini verdi superstiti dell’edificatoria urbanizzazione. Luoghi comuni si spintonano fra le parole strattonate e catturate nell’aria. Le Persone Vogliono Stare Bene. Le Persone Vogliono Una Famiglia. Vogliono Identificarsi con Qualcuno, fra un aperitivo ed una pizzetta. Vogliono Un Futuro Sereno. Nei giorni di festa mi corico su una panchina e penso ai senzatetto, homeless. A questi sopravvissuti sradicati dalle case a picconate di malevoli circostanze accentrate. A questi poeti, pittori, agricoltori. A queste tessere colorate e bardate scartate dal puzzle della Serenità Economico Finanziaria. E Immagino Homeless per scelta. Per vocazione. Persone che cercano proprie verità altrove. Fuori dai facili inganni dei neon degli Immaginari. Persone che hanno determinato di estraniarsi da gerarchie e percorsi ben definiti da qualcuno, per loro, per tutti. Chissà quanto hanno da raccontare queste barbe incolte sorridenti. Queste finestrelle fra i denti. E i giramondo. E i routard. Questi zaini vestiti d’umanità cocente. Questi Acchiappa Splendide e Nuove Esperienze, difficoltà e sudori, cieli stellati borbottanti di freddo sulla pelle. Mi affascinano, non lo nego. Mi affascina tutto questo vederci chiaro ovunque, senza filtri autoimposti, questa ricerca indefinibile di chiarezza che forse è l’ennesimo inganno di un’utopia ma anche no.

IL COLINO DELLA MENTE

Pubblicato su conati e narrazioni personali, diane arbus con i tag, , , , , il Maggio 15, 2008 da williamdollace

Facendo qualche foto qui e là in questi giorni, mi sono accorto solo ora, lo so, voi ve ne siete accorti molto prima, di quanto il risultato di questa attività, incasellare istantanee decifrando il tempo, non sia esclusivamente che il frutto dell’applicazione di un filtro (in senso lato): la mente del fotografo, il suo modo di vedere le cose. Modus che si sviluppa ed applica in quali cose immortalare, da che punto di osservazione, perché e soprattutto come, scegliendo autonomamente innumerevoli aspetti quali luce, esposizione e quant’altro. In pratica di come la fotografia sia un’attività estremamente soggettiva applicata alla mera oggettività.

Che poi, a ben vedere, l’intera nostra vita, affetti, circostanze, episodi, episodi mancati, comportamenti e tutto quanto scorre davanti ai nostri occhi è prepotentemente filtrato dall’imbuto/colino della nostra mente, dove scene, cose, oggetti, atteggiamenti passano rimanendo completamente inosservati mentre altri dai medesimi effetti vengono arbitrariamente scandagliati zoomati e sezionati. Anche questo fa parte del meraviglioso spettacolo che è la nostra mente.

[Fine Art Photography Masters, DIANE ARBUS (1923-1971)]

UN GIORNO, QUANDO AVRO’ PIU’ TEMPO [solo un racconto]

Pubblicato su conati e narrazioni personali con i tag, , , , , , il Maggio 12, 2008 da williamdollace

- Lei ha un Cancro.

Un giorno, quando i miei figli saranno grandi, felici ed indipendenti e avrò l’età giusta per, viaggerò, viaggerò molto, farò quel viaggio a Cuba che mia moglie mi ha sempre proposto e che abbiamo sempre desiderato e che non abbiamo mai fatto. Finalmente andrò a vedere quella gigantografia del Che, attaccata ad un palazzo mi pare, che ho visto solo negli sfondi su Internet. Ci sono le urgenze, non posso assentarmi, non posso, non devo, e poi, come faccio. Troppi soldi, troppo lavoro, troppo tempo, troppa organizzazione. Quando sarò in pensione. Quando avrò più tempo. Un giorno.

Un giorno andrò a raccogliere le erbe amare che ad Eleonora piacciono tanto. Mi piacerebbe cucinare tutto da me qualche volta. Un bel pranzetto. Inviterei Marco Luca Silvia e Loredana. Berremo e mangeremo. Rideremo di gusto. Berremo troppo. Ci prenderemo in giro. Rivedremo le diapositive di quando Marco e Luca erano piccoli e ne combinavano di ogni. Silvia e Loredana commenteranno ironiche e tutti rideremo come pazzi. Rideremo e forse, mentre rideremo piangeremo. Alla fine della giornata a letto io ed Eleonora commenteremo la giornata e parleremo fino ad addormentarci. Magari pregheremo.

- Lei ha un mese di vita.

Quando avrò più tempo finalmente mi alzerò quando capita. Non dovrò più sentire e non sentirò più il trillo di un marchingegno di buon ora, una pisciatina fra l’incudine del buio e il martello del rincoglionimento e via di corsa. Farò il vino da me. Terrò meglio l’orto. Zapperò la terra. Zapperò volentieri. Terrò anche le carote e i sedani. Che profumo il sedano. E’ quasi meglio annusarlo che mangiarlo. Farò dei bei regali ad Eleonora. Se li merita. Che donna. Che mamma. Che amica. Che amante. Andremo spesso in città, vedrà le vetrine dei negozi finalmente con calma senza che io l’assilli e faccia il rompiscatole, senza che la lasci sempre indietro. Passeggeremo mano nella mano, faremo colazione al bar, con brioche al cioccolato e cappuccino e poi ci fermeremo a leggere sulle panchine in Piazza Garibaldi, fra il Palazzo Ducale e il Parco Gabriele D’Annunzio. Pranzeremo al Chiosco. Ci alzeremo dal tavolo alle Quattro. Giocheremo, parleremo dei figli, parleremo dei nostri viaggi, rivedremo le fotografie all’ombra di qualche albero. Ci scalderemo nei ricordi e nel futuro, breve ma finalmente libero, possibile.

Quando avrò più tempo starò sul divano interi pomeriggi e vedrò tutte le baggianate che fanno in tv. Farò anch’io zapping. Mi addormenterò davanti alla tv. A metà pomeriggio farò merenda sul divano, magari un panino col salame, un bicchiere di Lambrusco. Andrò al cimitero dalla Mamma. Le racconterò le ultime news. Le racconterò di tutte le cose nuove e interessanti che avrò il tempo di fare. Le leggerò i passi dai libri del momento. Le pulirò ben bene la tomba, le porterò i fiori freschi. Le azalee. Farò un giretto in bicicletta fra i campi e poi andrò a casa da Eleonora. Mi prenderò il tempo per leggere i classici, ho sempre desiderato leggere Borges. Leggerò anche la Gazzetta dello Sport. Tutte le mattine. Tutta la Gazzetta. Non mi ricorderò nemmeno più di com’era quando non avevo il tempo nemmeno per pensare con la testa, con calma, presente. Sorriderò più spesso. Dicono che son più bello quando rido.

Un giorno, quando avrò più tempo, andrò al cinema un paio di volte la settimana. Non importa a vedere che film. Mi sederò sulla poltrona con la mia Coca Cola Grande e quando uscirò dal cinema penserò soltanto al film, ai dialoghi. Non penserò mai più alle scadenze, al domani, alla sveglia, ai problemi da risolvere. Penserò alle trame! Ecco, sì, le trame, le sottotrame. Che bello sarà. Non vedo l’ora. Quasi non ci credo. Quando avrò il tempo starò seduto sulle panchine di Corso Umberto I senza far niente. Senza pensare a niente. Guarderò i piccioni sbocconare. Osserverò le persone passare, magari di corsa, con negli occhi la stessa nebbia lucida che ritrovo in chi mi sta intorno, e mi ricorderò di Oggi. Un’estate al mare. Un’intera estate al mare. Ascolterò tanta musica classica. Ascolterò tutti gli album dei Led Zeppelin. Scale verso il Paradiso, discese all’Inferno. Mi comprerò anch’io uno scooterone e scorrazzerò da solo per la città come Nanni Moretti in Caro Diario. Osserverò le facciate disallineate delle case come in una non partitura jazz. Keith Jarrett e lo spazio magico fra le sue dita a palla nelle orecchie. Parlerò da solo. Urlerò da solo. Parlerò di più con Eleonora. La ascolterò di più. Forse non litigheremo per i motivi più stupidi. Forse anche lei sarà più rilassata. Tutti e due.

Quando avrò il tempo guarderò le foglie degli alberi e vedrò foglie degli alberi. Guarderò il granturco nei campi e vedrò granturco nei campi. Osserverò i passerotti sul davanzale scambiarsi cip cip. Guarderò tante serie tv. Riguarderò tutto Un medico tra gli orsi. Riderò di brutto. Ascolterò “Chris del mattino” leggere passi dai libri che annoterò e vedrò Joel e Maggie stuzzicarsi continuamente e mangiare hamburger di alce da Holling. Quasi quasi progetterò un viaggio in Alaska. Cercherò Cicely e Roslyn sulla cartina. Andrò quasi tutti i giorni in libreria. Passerò giornate in libreria. Finalmente avrò più tempo per scrivere, magari in biblioteca, la mattina. Dissoderò la riflessione. Chiederò a Francesca se mi posso portare il portatile in biblioteca. Sul tavolo di formica panna. Circondato dai libri, dalla polvere. Dall’odore di carta ingiallita. Circondato. Piacevolmente circondato. Entusiasta. Un sogno quasi. Quando avrò il tempo. Quando avrò scampo. Un giorno. Un giorno che era Prima.

Quando avevo un Giorno davvero.

«IO LO SO PERCHE’ LO SA TYLER»

Pubblicato su chuck palahniuk, citazioni, letteratura, libri con i tag, , , , , , il Maggio 12, 2008 da williamdollace

«Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodichè c’è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden.

Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: “Non moriremo sul serio”.

Con la lingua sento i fori del silenziatore che abbiamo praticato nella canna della pistola. Il grosso del rumore di uno sparo è quello dei gas in espansione, poi c’è il piccolo bang ultrasonico che fa il proiettile per la grande velocità a cui viaggia. Per costruire un silenziatore basta aprire fori nella canna della pistola, un sacco di fori. Così il gas può uscire e il proiettile viene rallentato al di sotto della velocità del suono.

Sbagli a fare i fori e la pistola ti esplode nella mano.

“Questa non è una morte vera” dice Tyler. “Saremo leggenda. Non invecchieremo.”

Con la lingua mi sposto la canna nella guancia e gli dico, Tyler, tu stai pensando ai vampiri.

Il palazzo in cima al quale siamo adesso, tra dieci minuti non ci sarà più. […]»

Fight Club, Incipit, Chuck Palahniuk, Piccola Bibilioteca Oscar Mondadori, Postfazione di Fernanda Pivano.

ESTENSIONE DEL DOMINIO DELLA LOTTA

Pubblicato su alienazione, citazioni, letteratura, letture, libri, michel houellebecq con i tag, , , , , , , , , il Maggio 12, 2008 da williamdollace

«La notte è inoltrata e il giorno si avvicina. Spogliamoci dunque dell’opera delle tenebre e indossiamo le armi della luce.» Lettera ai Romani, XIII, 12

«Nel corso dei giorni seguenti mi accorgo che Tisserand comincia a perdere i colpi. Mi spiega che dopo Natale andrà a sciare in un villaggio-vacanze per giovani, del tipo “vietato alle vecchie cariatidi”, con serate danzanti e prima colazione a mezzogiorno; in sostanza: il tipo di club dove si scopa. Ma è un progetto di cui Tisserand parla senza calore: sento che non ci conta molto. Di tanto in tanto il suo sguardo fluttua verso di me, sfocato dalle spesse lenti degli occhiali. Sembra stregato. E’ una sensazione che conosco; l’ho provata due anni fa, subito dopo la mia separazione da Véronique. Senti che potresti rotolarti per terra, sminuzzarti le vene a colpi di rasoio o masturbarti in piena metropolitana, e nessuno ci farà caso, nessuno alzerà un dito – come se fossi protetto dal mondo tramite una pellicola trasparente, inviolabile, perfetta. E infatti l’altro giorno Tisserand mi ha proprio detto una cosa del genere (aveva bevuto): “Ho l’impressione di essere una coscia di pollo incellofanata in uno scaffale di supermercato.” E ha aggiunto: “Ho l’impressione di essere una rana in un acquario; e per giunta ci somiglio, a una rana, non è vero?” Al che, con una dolcezza leggermente velata di rimprovero, gli ho detto: “Raphaël…” Lui è trasalito; era la prima volta che lo chiamavo per nome. Si è turbato, e non ha detto più niente. […]

Non ho saputo cosa rispondergli, poi mi sono fermato in albergo a pensare. Decisamente, mi sono detto, nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. Tuttavia gli effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti. Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l’amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l’amore con decine di donne; altri con nessuna. E’ ciò che viene chiamato “legge del mercato”. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Sul piano economico, Raphaël Tisserand appartiene alla schiera dei vincitori; sul piano sessuale, a quella dei vinti. Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli.”

Michel Houllebecq. Ed. Bompiani

SPEED RACER

Pubblicato su cinema, conati e narrazioni personali con i tag, , , , , , , il Maggio 10, 2008 da williamdollace

Speed Racer dei Wachowsky’s brothers è la perfetta fusione tra la massima sperimentazione futurista da speed cinema e l’old classic story in Pixar Style. Se ne esce con il cuore scintillante di pazzesche carrozzerie.

ERBA VERDE CAMPI ATTORNO

Pubblicato su conati e narrazioni personali, racconti, scrittura con i tag, , , , , , il Maggio 9, 2008 da williamdollace

Oggi, in un tragitto affrettato di lavoro, stressato dagli impegni e dalle cose da fare e dalle cose fatte e dalle cose da pensare in perenne funzione algebrica distorta ho guardato qualche secondo fuori dal finestrino. Campi verdi e gialli, prati verdi, qualche fiumiciattolo di campagna quasi a secco, qualche albero superstite di illogiche strategie acchiappametri, stradine deserte bianche tortuose con la riga ciuffolosa in mezzo e pezzetti di letame perso dai trattori che affiancano lentamente ancora campi verdi.

Al veder l’erba bersagliata dal sole coccolata dal vento e il panico che montava da dentro opprimente causa milletredici impegni ho pensato che mi piacerebbe ruzzolare nell’erba e brucare come un animale, nudo, sporco, beato, come il re Nabudonosor. Sapete la storia del libro del profeta Daniele [capitolo 4 verso 33] contenuta nella Bibbia no? Nabucodonosor, re di Babilonia, si pompa e si pompa e si pompa e Dio lo spedisce per anni a volar basso, a brucar l’erba nudo in preda alla pazzia, a strisciare con i capelli incolti e gli uccellini che fanno il nido tutto intorno e lui che striscia ignorando il suo strapotentissimo regno con il pilota automatico, donne e feste a iosa, impegni e decapitazioni, cose qui e cose là, solo erba da brucare, unghie lunghe, rotolare, e io aggiungerei un dormire cacare e pisciarsi addosso magari. Cosa ci sarebbe di più bello?

ESTENSIONE DEL DOMINIO DELLA LOTTA

Pubblicato su alienazione, conati e narrazioni personali, letteratura, letture, libri, michel houellebecq con i tag, , , , , il Maggio 8, 2008 da williamdollace

“La Nausea” di Houllebecq. L’aria esce dalla bocca, la smorfia contratta come in un urlo, il Silenzio del Terrore attanaglia. Il Risultato dello sbudellamento ideologico della Società E’ Lotta. Lotta a colpi di grafici economici. Lotta a colpi di usi e consumi sessuali. Lotta a colpi di rasoio. L’Estensione del Dominio della lotta. Il liberismo si frammenta in Mulini a vento implacabili. La Lucidità di pensiero di Houllebecq è un privilegio, una mania e una mannaia. Quasi insostenibile. [9.4]

0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55 …

Pubblicato su citazioni, musica con i tag, , , , , , il Maggio 7, 2008 da williamdollace

REPERTO n. XX67VK4

Pubblicato su alienazione, citazioni, conati e narrazioni personali, letteratura, libri, new italian epic, postmoderno, realismo isterico, thomas pynchon, tommaso pincio con i tag, , , , , , , , , , , il Maggio 7, 2008 da williamdollace

Scrive Tommaso Pincio dal Manifesto del 16 settembre 2006 su Against the Day, il nuovo capolavoro di Thomas Pynchon, «[…] Chi lo ha definito un libro senza capo né coda; chi un Moby Dick senza capitano Achab né balena; chi ha ipotizzato che nemmeno Pynchon capisce quel che scrive. […]» Evidentemente questi critici non hanno ben chiara l’esortazione magniloquente “Giù le mani dal postmodernismo!” Risulta chiaro, mi pare, che appena pubblicato finalmente in Italia, Against the Day sarà da divorare avidamente e farci fichi fichi tutti insieme.

ATD sarà la sciabola con cui difenderemo il postmodernismo da tramistiche concettuali scorie, epiche visioni romantiche, storie da raccontare [storie?? Ancora?]. Pynchon ancora una volta farà strabuzzare gli occhi alla Critica pronta ad immolarlo sull’altare della Dimostrazione della Fine Ingloriosa della Non Epica Postmodernista. ATD ci sbatterà sul muso una narrazione sgretolata, circolare, impossibile da circoscrivere in formulette da compendio, un poderoso vaffa all’idea di una qualsivoglia logistica raziocinante e sentimentale, all’inganno della suspence, all’inganno escatologico del celato, fino alla fine. A segreti da svelare. A pedine intellettive da far coincidere e ricongiungere A tutti i costi.

NO! Non vogliamo la pappa pronta del circo emozionale da equazione letteraria risolta.

Thomas! Sbattici in faccia i tuoi Sessanta trasposti e visionari. Esponici i frammenti dell’esplosione ciclopica della metafora storica! “voglio scriver questo, sperando che qualche critico-scrittore capisca quest’altro. Volevo dire questo, per dimostrarmi al passo coi tempi.” Metafora! Similitudine! Attualità! Corsi e ricorsi! Sposta trasla e incolla!

NO! Non stireremo mai la Storia a Nostro piacimento, uso e consumo.

PROMEMORIA A LUNGO TERMINE

Pubblicato su alienazione, babsi jones, bob dylan, christa wolf, cinema, conati e narrazioni personali, david foster wallace, j.g.ballard, letteratura, letture, libri, musica, realismo isterico, thomas pynchon, tommaso pincio, truman capote, wu ming con i tag, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , il Maggio 7, 2008 da williamdollace

1. Vedere gli altri film di Wes Anderson.

2. Attendere spasmodicamente Against the Day per Rizzoli, controllare il sito e rileggere periodicamente questo di Tommaso Pincio.

3. Attendere la Scopa del Sistema per Einaudi, controllare il sito.

4. Elencare i coloranti.

5. Sgrezzare il conato letterario spolpandolo fino ad intravedere tanti noccioli.

6. Leggere tutto il taccuino online di babsi jones.

7. Controllare la posta elettronica.

8. Vedere Truman Capote di Bennett Miller e cercare di non farsi inutili seghe mentali da confronto con Infamous di McGrath.

9. Fare la conta delle calorie.

10. Coccolare il micio.

11. Cercare notizie online su John Menlove Edwards, “scrittore e psichiatra profondamente disturbato”.

12. Leggere le opinioni dei libri su IBS.

13. Tirare lo sciacquone.

14. Spettinarsi.

15. Comprare un pacco di sapone liquido economico.

16. Vedersi il dvd fotografico del Nepal con gli occhiali 3D.

17. Passare l’aspirapolvere.

18. Riempire pag. 57 del taccuino su carta.

19. Evitare i cibi preconfezionati..ah! scherzavo.

20. Leggere la newsletter GIAP e gli editoriali addietro di Minimum Fax.

21. Leggere Fine millennio: istruzioni per l’uso di J. G. Ballard e riportarlo in biblioteca.

22. Cercare libri di Christa Wolf. Ad esempio Cassandra.

23. Finire al più presto questo promemoria pietoso.

24. Leggere il racconto inedito di Roberto Saviano riproposto da Rolling Stone, pag. 128 “IO SO” e leggere l’articolo di Helena Janeczek successivo al racconto “Genesi di un Fenomeno”. Capire.

25. Leggersi pure “Storia di un Martire”, vita e morte di Brad Will, un po’ reporter, un po’ rivoluzionario, ucciso in Messico, articolo a pag. 93 di Rolling Stone Magazine, fra una camicia aperta e una macchina fotografica.

26. SegnalarVi questo.

27. Scaraventarsi nelle orecchie per l’ennesima volta “YEAR ZERO” e…The Slip!!!NOW!

APPUNTI SPARSI SUL TRENO PER IL DARJEELING

Pubblicato su cinema, conati e narrazioni personali con i tag, , , , , , , , , il Maggio 6, 2008 da williamdollace

a. I costumi “Canoneggiano” ancora una volta alla Grande [0.1].

b. Il Cinema di Mr. Anderson stagione “primavera-estate 2008” è come addentare un bignè al cioccolato trovandosi in bocca solo pallidiccia crema.

c. Le chiappe nude di Natalie Portman reggono un intero Hotel [2.0 + 2.0].

d. La velata malinconia dei personaggi di Wes mi è sembrata accessoria quanto un set di valigie di pelle vintage in un viaggio spirituale.

e. Wes rompe tutti i suoi personaggi [i lividi di Natalie, le cicatrici di Francis/Owen, i tagli sgorganti sangue di Peter/Adrien] ma aggiusta continuamente le inquadrature.

f. Jack/Jason Francesco Schwartzman si è senz’altro scritto il personaggio migliore [0.6].

g. I colori accesi non fanno la felicità. Cinematografica almeno.

h. La circolarità del film è palesemente un omaggio un poco ruffiano al “vissero fratelli e forse contenti”: i paesaggi colti dal finestrino mutano continuamente, ma la “musica” non cambia.

i. La lancetta che segnala i giri del motore emozionale non va quasi mai sul rosso, tranne nella carrellata laterale dalle parti del finale, dove centrato il fuoco il paesaggio umano si sposta e finalmente si comincia a vagare, recuperando passeggeri troppo lenti lasciati a piedi, rimpinguando il passato, dando un’occhiata all’umanità che viaggia e mai si ferma, tentando su due piedi di immaginare un futuro [0.2].

j. Mancava uno Walt fra questi tre Whitman.

k. Score: [2.0] + [2.0] + [0.2] + [0.6] + [0.1] = [4.9]

ESALTATORI DI SAPIDITA’

Pubblicato su realismo isterico con i tag il Maggio 6, 2008 da williamdollace

E620 Acido glutammico

E621 Glutammato monosodico

E622 Glutammato monopotassico

E623 Diglutammato di calcio

E624 Glutammato monoammonico

E625 Diglutammato di magnesio

E626 Acido guanilico

E627 Guanilato di disodio, Guanilato di sodio

E628 Guanilato di dipotassio

E629 Guanilato di calcio

E630 Acido inosinico

E631 Inosinato di disodio

E632 Inosinato di dipotassio

E633 Inosinato di calcio

E634 Calcio 5′-ribonucleotidi

E635 Disodio 5′-ribonucleotidi

E636 Maltolo

E637 Etilmaltolo

E640 Glicina e Sale sodico della glicina

LO SGRETOLAMENTO DEL CRITICISMO COLLETTIVO

Pubblicato su alienazione, conati e narrazioni personali, letteratura, new italian epic, postmoderno, realismo isterico, scrittura con i tag, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , il Maggio 6, 2008 da williamdollace

«Di colpo non mi fa più ne caldo né freddo non essere moderno» Roland Barthes

L’ancora che rende inamovibile la crescita di un determinato o meglio indeterminato numero di caratteristiche e rimandi dalle sembianze di un’immensa etichetta è deflagrata. Arrugginita e decomposta nella sua placenta d’acqua salata. L’ancora è sgretolata. Guardate. La vedete? Divelta. In fondo all’abisso essa giace.

Le velleità di analitici criticismi alati di terminismo a tutto tondo, pronti a disconoscere le definizioni definendo non mi esaltano. Non mi solleticano. Non mi rintraccio in nuove vite con i placidi elementi delle ossa di quelle vecchie. Mi interessa la febbre del parapiglia. La febbre, mentre disconosciamo soluzioni matematico-critiche. La febbre farneticante annoia, ma annuncia. Fa male alla digestione, fa contraddire, ma almeno Non è coerente! L’intellettualismo di maniera mi fa ridere. Il concetto stesso di Storia, Minuscolo e MAIUSCOLO. Sghignazzare. Volteggiare. Sboccare ad alta quota. La moltiplicazione sincopata dell’immaginario collettivo, oggi, è la NEW NON-STORIA. La non definizione. L’implosione della caratterizzazione. E’ per questo che non dirò con soddisfatta indole vendicativa: “Giù le mani dal postmodernismo!”

Adoriamo i cibi precotti, le colorate scatolette d’alluminio, le scritte piccole e grandi, luminose, fastidiose, i numeri, gli spazi angusti e polverosi immaginati in bunker asettici di paranoia militante mentre propaggini decronologizzate si proiettano in ogni direzione che è anche nessuna, rotta.

“Aria fritta” direte. “Porcherie” penserete. “Elettroshock” indicherete.

Tutti si preoccupano di raggiungere “l’ombelico del mondo” della scoperta Moderna ed inconfutabile, ma qualcuno si preoccupa mai di entrare ed esplorare questa fottuta concavità carnale? “NOOOO!” Urlo strabuzzando gli occhi e difendendo lo scoppiettante immaginario pop con il coperchio di una scatoletta. Scardiniamo l’incessante e moribonda controcultura modernista invocando anatomiche tavolozze isteriche da sburrare di tempera molle e da imbrattare d’icone. La narrativa è morta. La narrativa è viva. La narrativa è vecchia. La narrativa è New. La narrativa è News. Abbuffiamoci di pagine come pandori in offerta, scrolliamoci di dosso lo zucchero a velo della quantificata e irriverente satira. Imbrattiamo di ansia possessiva le nostre librerie sfatte fra le Convulsioni e le Allucinazioni. Fra le Mistificazioni profetiche della storia, minuscolo. A mollo in Interventismi critici sacrificali. In Determinismi scientifici da toeletta. Massimalismi. Indagando fra una carota e quattro bietole Scopologie dell’indagine di ricreazione dell’atto creativo. Ohhhh, Diciamocelo chiaro e tondo: Mastichiamo boriosa fantasticazione. Meglio sarebbe ci appostassimo vicino alla porta d’ingresso del panificio di una ridente e sconosciuta cittadina americana aspettando il momento in cui un vecchio giovanile, settantenne, scrittore, nostalgico, bello come il Sole, appoggi la mano sulla maniglia in cerca di un qualsivoglia mondano sostentamento di grano duro e lì saltassimo fuori, mentre ci cachiamo quasi nei pantaloni, urlando “Hola Thomas!” e il Vecchio e La Maniglia ridendo semi sdentato direbbe nei nostri sogni migliori: “giù le vostre fottute manacce dal postmodernismo!!” ed allora, nel cielo a forma di chiave, in quel preciso momento chiavato di stupefacente follia diseredata, comparirebbero angeli d’arcobaleno ed intramontabili majorettiani cori di pon pon e pop corn, verrebbe meno la gravità e tutti cominceremmo a fluttuare mentre altri angeli con le t-shirt di Mason & Dixon batterebbero le mani sbellicandosi dalle risate e poi tutti insieme, Thomas, noi, e gli angeli ci prenderemmo per mano formando un cerchio ovale e sformato e nel cielo comparirebbe una grande scritta, un neon pulsante a caratteri cubitali A-G-A-I-N-S-T T-H-E D-A-Y. Effetti speciali eh! Mica sbobba. Allora comparirebbero anche facce e nasi e hula hoop e bocche sorridenti nelle nuvole, le nuvole si scrollerebbero di dosso se stesse e le loro schifose appendici umane e cadrebbero fiocchi di ritagli di guancia e di palpebre e di sopracciglia bianche di nuvola. Un assolo elettronico di bricolage con il sintetizzatore di stelle cadenti e bocconi smangiucchiati di relitti celesti. Sì, il grande sacrificio del seminato della ragione al carroarmato del disordine. Mai zittirsi. Mai abbandonare la nave nonostante l’ancora disintegrata. Continuare a navigare. A peregrinare nello spazio-tempo che prudente fa il dito ai buchi neri. A vele spiegate. In direzione di boe di parodia accomodante e semplificatoria da investire ridacchiando. Ma non disperate cari lettori, a forza di lanciar minuscoli sassi post nel laghetto web, il laghetto si riempirà. E l’acqua fuoriuscirà. E finalmente anche il pomodoro nascerà.

Là, pronto, maturo, in trepida aspettazione.

Per chi lo raccoglierà.